STORIA E ARTE DEGLI ALMENNO

A poco più di 10 km da Bergamo, ai piedi della Valle Imagna, s'incontrano i paesi di Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore.
I due paesi, immersi in uno splendido scenario, circondati da montagne ricoperte da immense foreste boschive da una parte e campagne viticole dall'altra, rappresentano un paradiso verde dalle mille sfaccettature, in cui arte, tradizione, religione e natura vivono in armonia in un connubio perfetto. Anticamente uniti, i due comuni ricoprirono, fin dalle origini, un ruolo di preminenza sul territorio circostante, prima come Vicus Lemennis, importante insediamento posto sulla via militare romana diretta a Como e capoluogo dell'omonimo pagus, in seguito come Corte Regia longobarda e franca, durante i secoli bui delle  invasioni barbariche. Dal 1220 Almenno divenne libero Comune, in balia delle lotte tra fazione guelfa e ghibellina nei secoli XIV e XV.  L'acuirsi dei contrasti portò all'inevitabile scissione di Almenno nei due comuni di Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore, avvenuta nel 1601.

Nel corso dei secoli, grazie al suo rilevate ruolo storico, strettamente connesso a quello dell'episcopato della città, si verificò una particolare concentrazione di EDIFICI RELIGIOSI, di cui tre romanici, ancora oggi tra i più ragguardevoli di tutta la regione.
ARTE DEGLI ALMENNO
San Tomè 
 

Gioiello in senso assoluto di questo patrimonio artistico è il tempio romanico a pianta circolare di San Tommaso in Lemine,universalmente noto come San Tomè,Opera tra le più suggestive del romanico lombardo, il tempio ha pianta circolare con abside sporgente ed è formato da tre cilindri sovrapposti a scalare. La collocazione dell'edificio su un terrazzo fluviale affacciato sul selvaggio corso del Tornago tra una fitta vegetazione, accresce l'atmosfera magica del luogo.

Risale al: 1130-1150

 

 

Pieve di San Salvatore
 

Più importante sotto l'aspetto storico e non meno preziosa sotto l'aspetto artistico, è la Pieve di San Salvatore. 
E' la più antica chiesa del territorio dalla quale sono nati tutti i luoghi di culto delle valli Brembana, Imagna e Brembilla. Le sue origini si fanno risalire al periodo longobardo, con massicci inte venti nel XII sec. Il monumento è impreziosito da alcuni affreschi fra i più antichi della bergamasca, un pulpito romanico del 1130 ca.in arenaria con scolpiti i simboli dei quattro evangelisti e la cripta del VII-VIII sec., a pianta rettangolare, che nel suo genereè forse l'unico esempio rimasto nella diocesi di Bergamo. Davanti alla facciata della Pieve venne poi edificata, agli inizi del Cinquecento, un'altra chiesa detta della Madonna del Castello, a pianta rettangolare, a navata unica. Al centro della parete di fondo è custodito uno splendido ciborio ottagonale in stile rinascimentale, con scene della Vita della Vergine.

Risale al: periodo longobardo

 

 

Chiesa di San Giorgio
 

La terza chiesa romanica nel territorio degli Almenno è la chiesa di San Giorgio in Lemine, sorta nel XII sec. Fondamentale la decorazione pittorica: la chiesa conserva il più consistente campionario di affreschi due-trecenteschi che si possano ammirare nella Bergamasca raccolti in un solo luogo, testimonianza sublime dell'arte pittorica medievale della città. Sulle pareti delle navate laterali e sui pilastri sono affreschi votivi, il cui soggetto rimanda alla Vergine o a Santi particolarmente venerati, ma i più importanti si trovano sulla navata centrale e formano un ciclo completo della vita di Cristo, il più antico conosciuto a Bergamo.

Risale al: XII secolo

 

 

Chiesa San Maria della Consolazione
 

La chiesa di santa Maria della Consolazione, detta comunemente di San Nicola, sorta nel 1488 la chiesa, a pianta rettangolare con navata unica, termina in un ampio presbiterio. Le pareti laterali sono occupate da sei cappelle  per lato, nelle quali è possibile ammirare affreschi di Boselli e tele di Cifrondi, Previtali e Bassano. Un rarissimo esempio di organo Antegnati (1588) fa della chiesa un prestigioso luogo di concerti barocchi. Da ricordare a tale proposito la manifestazione In Tempore Organi, che si svolge tutti gli anni nei mesi di settembre  e ottobre, durante la quale vengono organizzati corsi, concerti e conferenze sulla musica organistica rinascimentale e barocca..

Risale al: 1488

 

 

PARROCCHIALI
Parrocchiale di San Bartolomeo
 

La parrocchiale di Almenno San Bartolomeo venne fondata agli inizi del 1400 dal vescovo Francesco Aregazzi. Dopo aver subito un'iniziale modifica nella seconda metà del 1500, venne ricostruita tra il 1783 e il 1820, su progetto dell'arch. Girolamo Salvatore Luchini, e consacrata nel 1861 dal vescovo Luigi Speranza. Molte sono le opere d'arte dell'antico edificio ancora conservate nell'attuale chiesa come paramenti, suppellettili sacre, statue, e dipinti ad olio di notevole valore artistico: Madonna col Bambino in trono (1485) opera di Bartolomeo Vivarini di Murano (1450-1499); San Pietro in Cattedra (XV secolo) di Cristoforo Caselli detto il Temperello; Madonna e Santa Caterina, eseguita da Gian Battista Moroni (1523-1578); S. Timoteo e Santi(1657) di Padre Massimo da Verona (1600 ca.-1679); Pietà (1659) di Johan Cristoforus Storer (1611-1671)Martirio di San Bartolomeo di Pietro Ricci (1606-1675); L'educazione di Maria Vergine (1826) opera di Giovanni Carnevali detto il Piccio (1804-1873).

Risale al: inizio XV secolo

 

 

  
Parrocchiale di San Salvatore
 

Sorta intorno alla metà del 1400 e consacrata nel 1502 dal vescovo Lorenzo Gabrieli, la parrocchiale di Almenno San Salvatore subì ristrutturazioni di rilievo nel 1660 e nel 1710. Vennero apportate modifiche sia all'interno dell'edificio dove furono abbattute le arcate gotiche, innalzata la navata e impostata la volta a botte, che all'esterno dove la facciata profondamente modificata assunse l'attuale aspetto neoclassico. La chiesa è ricca di numerose opere d'arte tra cui numerosi dipinti: La Vergine con Bambino di Giovan Francesco Barbieri (1591-1666) detto il Guercino da Cento; S. Antonio da Padova, di Padre Massimo da Verona (1600 ca. ? 1679); S. Cristoforo con i Santi Sebastiano e Rocco, tela attribuita a Bernardo Strozzi (1581-1644); Battesimo di Gesù , opera di Vincenzo Angelo Orelli (1751-1813).

Risale al: XV secolo

 

 

Chiesa di Santa Caterina
 

La Chiesina di Santa Caterina ha fatto parte di un convento di monache a partire dagli inizi 1500 per poi essere abbandonata intorno al 1800. Riscoperta, solo negli ultimi anni, l'interno dell'edificio è impreziosito da affreschi rappresentanti la vita di Santa Caterina.

 

 

ARTE IN VALLE IMAGNA E DINTORNI

Immersa nel verde di foreste boschive incontaminate e racchiusa da dolci montagne, la Valle Imagna vanta un patrimonio storico e culturale illustre, tutto da scoprire.

Clanezzo
 

Merita una visita anche Clanezzo,un vero gioiello d'arte esistente sin dagli inizi del millennio;  collocato all'esatta confluenza del fiume Imagna con il Brembo, che conserva ricche testimonianze medioevali in un paesaggio da leggenda con rupi, scarpate e boschi che vi si arrampicano. Da vedere: i ponti, tra cui uno fatto costruire da Attone Leuco al principio del primo millenio, il porto, il mulino il Maglio che forgiò le armi della Serenissima repubblica di Venezia, il Castello.

 

 

 

Santuario Madonna della "Cornabusa"
 

A Sant'Omobono Terme si trova uno dei più importanti luoghi di culto dell'intera Valle Imagna: il Santuario della Madonna della Cornabusa, meta di numerosi pellegrinaggi. Il santuario, tanto caro a Papa Giovanni XXIIII, si presenta come una basilica naturale nella roccia, ricavata in una grotta naturale immersa nei boschi. La devozione risale almeno agli inizi del 1500.

 

 

 

Complesso di Arnosto
 

Arnosto, antico borgo con bellissimo esempio di architettura rustica, era sede della dogana veneta fino al 1797. In esso sopravvivono ancora  nuclei abitativi che testimoniano un'integrazione straordinaria tra uomo e natura. 

 

 

 

Architetture rurali
 

Ca' Taiocchi, Ca' Berizzi, Ca' Gavaggio, Ca' Dani sono alcuni dei bellissimi esempi di architettura rustica in Valle Imagna, testimonianza storica dell'organizzazione della società rurale valdimagnina. Immersi in un'atmosfera di altri tempi, questi complessi si riconoscono dalle caratteristiche inconfondibili della casa valdimagnina: l'utilizzo della pietra per la struttura e il cosiddetto tetto a "piode".

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